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Perchè Sant’Antonio è così speciale a Palestrina: boom di partecipanti per una festa che non conosce declini


Una delle edizioni più partecipare e riuscite degli ultimi dieci anni. Non è Monti Prenestini a dirlo ma gli stessi organizzatori

Il patrono è sempre il patrono, ma a Palestrina Sant’Antonio non è stata mai una festa di secondo ordine. Anzi, quest’anno, a giudicare dai risultati deludenti del palio di Sant’Agapito, “azzoppato” da beghe interne all’organizzazione, Sant’Antonio sembra aver guadagnato qualche punto in più (ci si perdoni la contrapposizione). Innanzitutto perchè ha sempre la capacità di riunire tutti, anziani, bambini, famiglie di ogni estrazione sociale. E poi perchè quando anche il bel tempo è dalla sua parte, Sant’Antonio dà il meglio di sé. Lo ha dimostrato ancora una volta oggi, 17 gennaio 2020, con una delle edizioni più partecipate e riuscite degli ultimi dieci anni. Non è Monti Prenestini a dirlo ma gli stessi organizzatori.

“Siamo davvero soddisfatti – dice Giuseppe Marchetti, presidente dell’Università agraria, che sostiene da anni questa antica tradizione. C’è tantissima gente, ma soprattutto ci sono tantissimi partecipanti. Quasi non ci aspettavamo un numero così grande. Ci sono tante novità, come l’angolo degustazione in piazza e abbiamo reso sicuramente più solenne il tradizionale scambio delle bandiere grazie alla partecipazione dell’Amministrazione comunale e della banda cittadina”.

I protagonisti di questa festa, risalente al Medioevo, sono i mulattieri, i bovari e i carrettieri, riuniti in tre associazioni storiche eredi di un’antica tradizione che racconta le origini e la stessa identità della comunità prenestina. È un passato che ritorna, attraverso il quale le associazioni possono rivivere le magiche atmosfere del lavoro dei propri antenati.

Un passato in cui i mulattieri avevano il compito di trasportare merci di varia natura servendosi di muli che permettevano l’accesso anche a località difficilmente raggiungibili.

I carrettieri erano invece coloro che con l’ausilio dei carri, trainati da animali, trasportavano principalmente derrate alimentari verso Roma.

Infine, i Bovari erano e sono ancora oggi gli allevatori di bestiame.

A Sant’Antonio ognuno fa la sua parte, tutti hanno il proprio spazio, poi però ci si ritrova insieme per festeggiare. Dalla colazione fino alla cena i pasti vengono condivisi. Quest’anno il Pitbull pub e Panza Moderna si sono occupati del pranzo delle tre associazioni aperto come sempre a tutta la cittadinanza.

La festa, tra sacro e profano, alterna momenti folcloristici, come lo scambio delle bandiere e dei fiocchi tra gli associati, a solennità religiose come la benedizione degli animali e degli automezzi e la messa del vescovo S.E. Mauro Parmeggiani di stasera alle 18, atto conclusivo di una bellissima tradizione che si tramanda ogni di generazione in generazione.

“Fa davvero piacere vedere questo ricambio generazionale – racconta Lucia della parrocchia di Sant’Antonio a Monti Prenestini. Credo sia il valore più emozionante di questa festa ed è forse il motivo vero perchè dura negli anni con un attaccamento e una fede sempre forti”.

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